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giovedì 10 novembre 2016

LA GELOSIA DEL FRATELLO MINORE




Oggi proponiamo un articolo molto interessante su un argomento poco trattato, con il quale invece, ogni genitore che abbia più di un figlio si trova a fare i conti. L'articolo è a cura di Mamma Medico, blog con consigli e informazioni per la salute dei bambini.


C’è un argomento caldo, anzi caldissimo che avevo trattato diverse volte in passato ma che ora torna prepotentemente, un evergreen insomma.
Di che si tratta? Della gelosia fra fratelli. Ne hanno scritto in questi giorni altre mamme blogger e anche io avevo in serbo il post da tempo. Perché ne scrivo oggi? Non per fare la “copiona”, ma nella speranza che qualche lettore “illuminato” abbia qualche consiglio.
Quando pensiamo alla gelosia fra fratelli, pensiamo sempre a quella che il fratello maggiore manifesta verso il minore.
E il motivo è chiaro.
Un bimbo che fino a quel momento è stato da solo ha ricevuto tutte le attenzioni dei genitori, non ha dovuto dividere con nessuno il loro tempo, il loro affetto, non ha dovuto dividere con nessuno spazi e giochi. Tendenzialmente il piccolo figlio unico diventa il reuccio di casa stra-amato, stra- coccolato.
Quando arriva un fratello per forza di cose cambiano gli equilibri, la mamma si assenta per qualche giorno e torna con in braccio l’altro bambino. Un piccolo bambino che piange e reclama tutte le attenzioni. Un piccolo bambino a cui non si può dire di aspettare se piange, se ha fame o ha bisogno di essere cambiato. Al primogenito si. Il primogenito è grande. È grande anche se ha due anni e proprio grande non è. Così iniziano i problemi noti e stranoti. Si tratta di gelosia. Gelosia che tutti danno per normale. Anzi. Sarebbe strano se non ci fosse.
Io stessa da sorella maggiore me la ricordo bene. Avevo 4 anni quando è nata mia sorella. È cambiato tutto nella mia vita anche perché negli anni ‘70 non c’erano certo le accortezze in materia di psicologia del bambino che ci sono oggi. E mi ricordo bene che seppellivo quel sentimento di “odio” verso di lei che mi faceva sentire cosi’ in colpa quando riemergeva.
Me lo sono ricordata cosi’ bene che quando aspettavo microba e poi quando è nata, tutte le accortezze, le attenzioni, erano per supernano. Siamo stati anche fortunati perché microba fino ad un anno non si è mai sentita. A parte le esigenze fisiche non richiedeva altro. Dove la si metteva stava, pendeva dalle labbra del fratellone che la adorava. Nessuna necessità di rivedere gli equilibri famigliari, nessuna turbolenza nella vita di supernano.
Fino all’anno di microba appunto.
Poi sono sorti i problemi a cui non ero preparata. Quei problemi che ancora oggi faccio fatica a gestire.
Microba si è accorta di esistere. Microba ha cominciato a pretendere una sua collocazione. Microba ha messo a fuoco il fratello in modo diverso. Non era più solo il bimbo da seguire ed emulare, era quello che le portava via la mamma perché i minuti della buonanotte prima equamente divisi dovevano essere solo per lei; era quello che attirava le attenzioni degli estranei o dei nonni o degli zii quando ha iniziato la prima elementare ed orgoglioso mostrava zaini e quaderni; era il super sportivo che riceveva i complimenti dai maestri.
E microba?
Microba ha deciso che doveva andare a scuola quando il tempo della scuola primaria era ed è lontanissimo; ha preteso zaino e quaderni; alla sera deve fare i compiti e con caparbia da sola ha imparato a scrivere numeri e lettere; deve essere altrettanto brava negli sport: lo scorso anno sotto una tormenta di neve ha imparato a sciare non lamentandosi mai, ha deciso che deve nuotare nell’acqua alta senza braccioli, vorrebbe giocare a tennis e ha messo il muso quando le è stato detto che è troppo piccola.
Tutto ciò potrebbe essere positivo, ma, c’è un ma. Quando non può, quando non ottiene quando si rende conto dei suoi limiti (d’età) quando supernano, che nel frattempo sta molto in disparte, ha veramente bisogno, scatta il trip. Microba si trasforma, diventa una iena. Calci, pugni, morsi verso di me o verso il fratello, verso i suoi giochi, verso gli oggetti di scuola. Minaccia di andarsene di casa o al contrario invita poco gentilmente noi ad andarcene, sostenendo che nessuno l’ascolti, le voglia bene. Impossibile descrivere quello che succede a casa nostra in quei momenti. Niente e nessuno la può calmare. E la “pazzia” scatta all’improvviso. A volte senza neppure un apparente motivo.
All’inizio mi sentivo impotente. Ho alternato momenti di resistenza passiva a momenti di resistenza attiva. Ho comprato libri. Per me. Per lei. Uno molto carino si intitola “Giallo di gelosia” ed è la storia di una mamma con 3 figli che si clona in 3 mamme causa la gelosia dei suoi bambini.
Una delle ultime volte dopo aver contato fino a 1000 l’ho presa in braccio con calma (anche se dopo che aveva pasticciato il quaderno di matematica del fratello avevo solo voglia di prenderla a sberle-e non mi vergogno a dirlo) e le ho parlato con calma. Le ho spiegato che lei doveva essere fiera di avere un fratello maggiore. Innanzitutto perché stare da soli è brutto ma soprattutto perché lei era stata scelta oltre che dalla mamma e dal papà anche da suo fratello che fino da subito l’aveva amata tantissimo.
Queste parole l’hanno colpita moltissimo. Stavo quasi tirando un sospiro di sollievo quando mi è caduta addosso un’altra tegola.”mamma, va bene, ma come ho fatto ad entrare nella pancia?” …
Cosa le ho raccontato sarà argomento di un altro post!



http://www.mammamedico.it/psicologia/la-gelosia-del-fratello-minore/

giovedì 20 ottobre 2016

COME GESTIRE LA GELOSIA TRA FRATELLI



Una delle difficoltà che mi viene spesso esplicitata dai genitori è “come faccio a gestire la gelosia tra i miei figli?
Bisogna considerare che quando si hanno due o più figli la gelosia è un sentimento con il quale dover “obbligatoriamente” fare i conti.
Quando incontro qualcuno che mi dice “siamo fortunati, il nostro primogenito non è assolutamente geloso del piccolo” invito i miei interlocutori a soffermarsi un po’ su questa “presunta” fortuna, facendoli riflettere sul fatto che probabilmente una gelosia “non espressa” è una difficoltà in meno per il genitore che non deve gestirla ma è di certo un problema in più per il bambino che non può esprimerla.

La gelosia tra fratelli, infatti, è sempre presente anche quando non è manifestata!

In questo caso è più problematica, poiché resta inconscia e l’inconscio ha degli effetti anche se noi non ce ne accorgiamo.
Ci sono dei bambini che arrivano in studio con alcune sintomatologie (tic, agitazione, difficoltà del ciclo sonno-veglia, etc.) che regrediscono non appena il bambino, per esempio attraverso il gioco o il disegno, riesce ad esprimere il fastidio, l’aggressività che prova nei confronti del fratellino o della sorellina.
Spesso i bambini che presentano queste problematiche sono dei bambini molto buoni, accondiscendenti, ubbidienti, dei “bravi bambini”, molto suscettibili al giudizio dei genitori, che mai potrebbero permettere a se stessi di “comportarsi male”. Sono quasi sempre dei bambini con un ipercontrollo delle loro emozioni. Ma le emozioni provate, da qualche parte scalpitano per venir fuori ed essere manifestate, e qui vengono “in aiuto” i sintomi, che sono un modo per mostrare la loro sofferenza, spostando l’attenzione dal motivo reale ad un altro.
Quando nasce un fratellino o una sorellina, quindi, bisogna sempre incoraggiare l’altro figlio ad esprimere le proprie emozioni, anche, e soprattutto, se queste sono negative. Ciò le renderà meno pesanti, più gestibili e più tollerabili al bambino.
Come sappiamo bene, infatti, il non detto, tutto ciò che noi non possiamo dire è molto più pesante da sopportare di ciò che possiamo esprimere liberamente.
Far esprimere al bambino le proprie emozioni non significa, naturalmente, dargli il permesso di maltrattare il fratellino o la sorellina o farlo sentire una “vittima” della situazione, significa, piuttosto, fornirgli uno luogo di ascolto in cui possa sfogare la sua sofferenza, possa esprimere il suo disappunto, senza per questo sentirsi svalorizzato e senza intaccare la sua autostima.
A volte capita, infatti, che un bambino che mostri la sua gelosia venga in qualche maniera biasimato per questo “ma dai…non c’è motivo di essere geloso”, “non dirmi che sei geloso del fratellino”, etc. Queste frasi gli faranno pensare che la sua reazione sia sbagliata, che l’altro non si aspetti questo comportamento da parte sua, che lui non sia adeguato a far fronte a ciò che accade.
Se invece ci troviamo di fronte ad un bambino che esprime la gelosia, la rabbia, anche con manifestazioni di aggressività fisica nei confronti del fratellino, spesso tendiamo a rimproverarlo, attribuendogli una “cattiveria” che non è reale ma che al bambino può arrivare come un’etichetta “io sono cattivo”.
Ma la gelosia può essere anche del figlio minore verso il fratello o la sorella maggiore. Questo tipo di gelosia viene meno considerata, di solito, dai genitori. Nonostante questo, però, anche questa forma di gelosia può avere degli effetti sintomatici nei bambini.
In realtà, questi effetti sintomatici non rimangono relegati all’infanzia; infatti, se non sono opportunamente compresi da parte dei genitori e dunque adeguatamente gestiti, possono avere degli strascichi anche molto pesanti nell’età adulta.
Penso che sia capitato a tutti di conoscere degli adulti che presentano delle relazioni molto problematiche con i fratelli e con le sorelle e che anche in età adulta dichiarano la preferenza di un genitore per l’uno o per l’altro, le ingiustizie subite, le esclusioni, etc.
Per tale motivo è bene porsi fin da subito il problema, sia quando la gelosia è manifesta, sia quando non lo è.
Nel prossimo articolo fornirò delle indicazioni più precise sulle modalità più adeguate per far fronte a tale problematica.

Dott.ssa Roberta La Barbera
Psicologa e Psicoterapeuta